Oggi ti racconto una storia

 

Ti racconto una storia. Immagina una bella giornata calda d’estate, sole a picco, neanche una nuvola in cielo e l’unico pensiero che hai è scendere in garage e prendere la tua moto.

Bene. Vestizione come d’abitudine: casco, guanti, paraschiena, giubbotto (forse) e poi… un bel pantaloncino corto o al massimo una jeans leggero. No, la tuta proprio no. Fa caldo. Poi si suda e chi me lo fa fare. Tanto faccio solo un giretto, qui nei dintorni.

Immagino che questo pensiero sia condiviso dalla quasi totalità dei biker quando ci sono 40 gradi all’ombra e l’idea di soffocare con una tuta di pelle (magari pure nera) addosso proprio non ci va. Ma neanche quel pantalone in kevlar con le protezioni che è troppo pesante per queste temperature potremmo riuscire a calzare.

Adesso immagina di prendere la tua moto e incamminarti a velocità consentita, farti le tue curve in serenità e pensare solo a goderti la libertà delle due ruote.

Dunque vediamo…. dove sta l’intoppo?

Ah, guarda più avanti c’è una macchina che sta sbucando da quella curva. Ma, che fa? E’ contromano! L’automobilista ha un cellulare in mano e non si è accorto di aver invaso la corsia. Tu stai uscendo da una curva, sei ancora in piega, ti accorgi di quello che sta succedendo e attivi i tuoi migliori riflessi per reagire istantaneamente a quello che non riesci nemmeno a credere di aver visto. Gli attimi sono eterni e allo stesso tempo così veloci da non riuscire a dare alla moto il tempo di reazione necessario per controllare l’imprevisto.

Niente da fare. In men che non si dica avviene l’impatto e sei rovinosamente a terra.

La moto è sdraiata, e se sei fortunato tu ti rialzi. Realizzi l’accaduto. Non credi ai tuoi occhi. Guardi lei con una fitta al cuore e poi guardi te… L’asfalto non perdona anche se hai frenato, anche se andavi piano.

Pensi al caldo che avresti dovuto sopportare in una tuta di pelle e ti dici che senza dubbio ne valeva la pena. Ma è troppo tardi e i danni sono visibili.

Riavvolgiamo il nastro per un momento. Torniamo alla vestizione: casco, guanti, paraschiena, giubbotto e pantalone di pelle. Sì perché non si sa mai. L’imprevisto è dietro l’angolo e la pelle è la mia.

Ora ti starai chiedendo perché sottolineare l’ovvio. Non è pessimismo e non è allarmismo. Purtroppo quando capitano cose del genere ci si pensa inevitabilmente.

Io ho avuto la sfortuna di assaggiare l’asfalto e di avere la fortuna di indossare una tuta in pelle che ha fatto grandemente il suo dovere. Non ci sono sempre situazioni controllabili. Puoi essere anche il miglior pilota di questa terra ma la distrazione altrui potrebbe essere fatale per te.

Pensaci la prossima volta che hai paura di avere caldo.

 

 

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