Una giornata da “bonnista”

Settimana scorsa sono andata a fare un giro in quei di Vicenza con un club ristretto di Triumphisti che ogni mese organizza tour motociclistici esclusivi per i soli iscritti, tutti necessariamente veneti e tutti necessariamente in possesso di una cafè racer.

Si chiamano “Pochi ma bonnisti“, il che non lascia dubbi sulla tipologia di motociclisti a cui appartengono.

Vi chiederete che ci facevo io in un gruppo così “settoriale” dal momento che non sono né veneta né possiedo una moto classica e quindi completamente fuori target. Diciamo che ero l’eccezione della giornata, gentilmente e calorosamente accolta da questo simpatico gruppo di bonnisti.

Ogni tanto uscire dai propri soliti giri è costruttivo: apre nuove prospettive,  nuove conoscenze e amplia la propria sfera motociclistica. Anche se poi sotto sotto, l’animo e la passione sono uguali per tutti.

La mia domenica inizia presto, dovendomi fare circa 200 km solo per raggiungere il punto di ritrovo alle 9.30 del mattino rispettando le tre “P”* canoniche che ogni buon motociclista dovrebbe conoscere e che di certo, essendo ospite, non intendevo ignorare.

All’arrivo una quarantina di moto classiche perfettamente parcheggiate in fila l’una alle altre aspettavano di iniziare il tour.

Osservare tutte queste moto curate maniacalmente nei minimi particolari, ognuna con un segno distintivo che raccontava la propria personalità e la propria storia, mi ha affascinata.

E qui mi si è aperto un mondo.

L’attenzione al dettaglio è a dir poco imprescindibile per una cafè racer. Ci saranno state una trentina di Bonneville ma ognuna totalmente diversa dalle altre. Vuoi per la sella cucita dal miglior sellaio in circolazione, vuoi per il serbatoio customizzato, vuoi per la borsa di pelle invecchiata che vorresti avere nell’armadio per quanto è bella, vuoi per lo scarico lucido e splendente che neanche la migliore casalinga riuscirebbe a rendere, vuoi per il baffo sul cupolino che fa molto “DGR”.

E poi i caschi, le mascherine sugli occhi, i gilet in pelle con le patch dei club cucite addosso, il fazzoletto al collo, lo stivale alto con le fibbie, tutto in perfetto stile vintage da Easy Rider.

Qualche buon motociclista mi ha fatto i complimenti per la moto, ma senza ombra di dubbio era un pesce fuor d’acqua in mezzo a tutte quelle bellezze.

In questo scenario un po’ retrò inizia il nostro tour che più che altro è una tranquilla passeggiata per le prealpi vicentine in cui il bello è stare insieme e non sgasare come matti facendo a gara a chi impenna prima.

Cibo, buona musica e chiacchiere tra biker così diversi ma così tremendamente uguali rendono la giornata ancora più speciale.

Personalmente amo le moto dal carattere più sportivo che suscitino un certo grado di adrenalina. Ma vi assicuro che quel giorno ho invidiato non poco quei motociclisti. Dopotutto da ragazzina pensando alle moto le immaginavo così. Chissà che un giorno non torni sui miei passi…

Uno speciale ringraziamento al team dei “Pochi ma bonnisti” per la bellissima esperienza fuori porta. FP @Sandroandriolo

(*) le tre P (puntualità, pieno e pipì)

 

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